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P. Enzo Redolfi - <veritas.padrenzo@gmail.com>

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ciò che conta è la carità

È detto: Anche se moltiplicate le preghiere, Io non ascolto (Is 1,15); Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (Mt 7,21).

Molti cercano il Signore solo nelle letture, nelle devozioni, nelle preghiere, nei miracoli, nei pellegrinaggi, nelle apparizioni, al punto che spesso, come nella parabola del buon samaritano (Lc 10,30-37), pur vedendo il prossimo sofferente e in difficoltà, non lo aiutano, preoccupandosi soltanto di non perdere la propria pace umana e spirituale. Costoro offendono maggiormente il Signore non soccorrendo alle necessità dei fratelli, che se rinunciassero a tutte le loro orazioni, poiché mancano all’amore al quale tutte le cose devono servire. Dio, infatti, ha comandato le pratiche di pietà, riassunte nel terzo comandamento della santificazione delle feste, perché l’anima giunga al perfetto amore di Lui e del prossimo, e in tale amore permanga. È scritto: Come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta (Gc 2,26); Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano (Lc 11,28).

Dio è maggiormente offeso dalla negligenza nella carità verso il prossimo, che non dalla sospensione della preghiera, anche se questa ha sempre un grande valore, specie quando è sincera, umile e casta. Perciò dice il Signore: Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto. Le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male (Is 1,15-16). La negligenza nell’aiuto verso i fratelli diminuisce l’affetto del Signore verso di noi. Diminuito l’affetto del Signore, diminuisce la grazia del Signore che procura affetto.

Il Maestro insegna: Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà (Mt 16,25). Perdere le proprie gioie a vantaggio del bene altrui è avere la Gioia. Perciò anche Giovanni afferma: Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui (1Gv 4,16).

Ciò che conta è la carità, quella evangelica. Le orazioni, le buone letture, le liturgie, le pratiche di pietà, le devozioni, anche queste sono carità, purché facciano crescere nell’amore. Dice infatti il Signore: Dal frutto infatti si conosce l’albero (Mt 12,33). Dio ci vuole santi, persone di carità vera, cioè di quella carità che non è solo amore di corpo ma anche amore di anima, amore che coinvolge l’intera persona. Perciò dice l’Apostolo: Se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova (1Cor 13,3).

Solo nella preghiera vera si riceve lo Spirito per stare nella vera carità.

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È disponibile il libro che raccoglie le omelie festive di questo anno liturgico A, formato 16x23, pagine 224, libera offerta
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Bernardo di Chiaravalle

«Quello che fate agli altri, lo fate a Me» (Vangelo di Matteo).
La carità verso tuo figlio, tua moglie, il vicino, la cassiera, il collega è Amore di Dio. Senza questo Amore, in realtà non si sta facendo nulla.
Ricordiamo che non è il corpo a dover essere salvato, ma l’anima. Per questo è necessario iniziare da sé stessi, che siamo il prossimo più vicino: agire su di noi per Amore di Dio. Solo così, quasi magicamente, anche il mondo intorno a noi cambia.
Quando a Gesù fu chiesto se fosse migliore l’operato di Marta o quello di Maria, cioè l’azione o la preghiera, Egli rispose che era migliore la scelta di Maria: la Preghiera. Non perché aiutare gli altri sia sbagliato, ma perché non si può veramente aiutare nessuno senza prima amare, contemplare e pregare Dio in tutto ciò che si fa e in tutto ciò che si incontra.
Tutto è da Dio, in Dio e per Dio. Parlare troppo degli altri o preoccuparsi esclusivamente del mondo (arrivando persino a pensare che il pianeta vada salvato senza preoccuparsi della salvezza dell’anima) è un’inversione e un segno di orgoglio.
Dio si prende cura degli uccelli del cielo; fa sorgere il sole, fa crescere i fiori, ci forma nel grembo materno donandoci tutto ciò che siamo. Questo significa che non dobbiamo "affannarci" per le cose del mondo: Dio stesso ci dice che se ne occupa Lui (addirittura dice “chiedete e vi sarà dato”).
Siamo chiamati, invece, ad affidarci completamente a Lui, pregando con fiducia che si compia la Sua volontà, che è perfetta. Fede, che è certezza in Lui, e Carità, che è amore perfetto in Lui e per Lui.
La Chiesa non è una ONLUS. Quando si perde il senso della preghiera e della contemplazione, e ci si concentra solo sul mondo, si rischia di guardare a un corpo senza anima: un mondo senza Dio è un mondo morto.
Io sono una persona comune, ma comprendo che bisogna agire prima di tutto su sé stessi, in sé stessi, per Amore di Dio. Questo si raggiunge attraverso la preghiera, la contemplazione, il silenzio interiore, che permette di distaccarsi dal mondo e di affidarsi totalmente a Dio. Il resto ( le opere ) nasce da sé, come conseguenza.
Parlare di opere senza Carità è un errore. E la Carità non è fare l’elemosina (un atto secondario) ma è Amore di Dio, "tutto per Amore di Dio"